Una bambola, un sogno

TITOLO: Una bambola, un sogno

AUTORE: Olimpia Battaglia

LINGUA: Italiano

EDITORE: Tomolo Edizioni

COLLANA: Anime bambine

ANNO: 2017

PREZZO: € 9,00

TIPOLOGIA: Libro di narrativa per bambini e ragazzi con illustrazioni

DESCRIZIONE:

Un breve racconto di struggente semplicità in cui le emozioni di una bambina diventano testimonianza di valori profondi. L’autrice si riappropria della purezza di quelle emozioni e ci apre il cuore donandoci la sua esperienza di un’infanzia felice in cui la famiglia era e resta l’elemento determinante per la sua crescita.

Siamo negli anni Cinquanta, subito dopo la guerra, in un delicato momento di ricostruzione; in questo clima, una bambina di cinque anni ci riporta in quel mondo raccontando una giornata particolare della sua vita. Un ricordo forte, vivo, puro, semplice, così come sono i bambini, ma con i toni delicati e sensibili che a loro appartengono.
La storia raccontata nei saggi e nei trattati di filosofia di indubbia testimonianza appare fredda di fronte ad emozioni così pure e così sincere che arrivano direttamente al cuore.

Nel racconto emerge fortemente l’elemento religioso, non tanto nei simboli, come i piccoli altari nelle nicchie disseminati nei viottoli di campagna, non tanto nel rito liturgico della S. Messa ma proprio nella famiglia: fulcro determinante di unione e di fede. Ed è l’unione di questa famiglia che sopravvive agli orrori, alla miseria, alle paure, che riesce a donare a una bambina, nata subito dopo la fine della guerra, un’infanzia felice e spensierata.

Ne sono testimonianza i ricordi così vivi di giochi di bambina, di storie raccontate di fronte al focolare, di corse a piedi scalzi nei boschi, di semplici gesti quotidiani che nel racconto prendono vita con colori magici, con la fantasia di chi osserva il mondo a cinque anni.

L’autrice non si sofferma troppo a raccontare le violenze e gli orrori di quella guerra, non per negarli o dimenticarli ma è come se la stessa famiglia che ha vissuto quelle esperienze non volesse conservare o tramandare rancori ma volesse portare in questa nuova vita un messaggio positivo di pace e di speranza.

La spensieratezza è naturale nell’infanzia ma in questa bambina così piccola e grande al tempo stesso si intuisce una forte consapevolezza di quanto accaduto.

Non c’è bisogno di spendere troppe parole per spiegare che cosa sia una guerra, di qualunque guerra si parli: a questa bambina con gli occhi grandi che osservano e orecchie che ascoltano lo spiega la mamma in una frase semplice “Le guerre non servono a niente solo a seminare morte”.

Non vi è nessuna colpa nel desiderare una bambola a cinque anni e non vi è nessuna colpa nel non poterla regalare alla propria figlia, quando tutto è andato distrutto e si sta lottando per ricostruire; ma ancora una volta l’unione, l’amore, il desiderio di essere sereni risolve queste frustrazioni.

 

Il racconto diventa, senza volerlo, uno schiaffo al materialismo moderno, allo spreco, alla superficiale apparenza che in soli settant’anni ha preso il sopravvento disprezzando i valori veri, perdendo i sentieri della semplicità; come se lo star bene e l’apprezzarlo non potessero convivere.

Ed ecco che il racconto diventa pedagogico per le nuove generazioni e una fiaba per bambini: una di quelle fiabe in cui il protagonista piccolo e indifeso si trasforma in un piccolo eroe che riesce a risolvere un grosso problema: come fa una bambina di cinque anni a spiegare a mamma e papà che sarebbe stata felice anche senza bambola? Come fa a spiegare loro che le interessava di più vedere i loro occhi brillare di serenità? Alla fine con un “non importa, non importa” ci riesce.

Nell’intento più intimo dell’autrice il racconto è invece un ringraziamento che rende onore a quanti, nel silenzio e lontano dai riflettori della fama, hanno fatto grandi cose.

(Prefazione a cura di Silvia Gregorini)

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